venerdì 23 giugno 2017

Torta di ciliegie Gluten Free

23 giugno 0 Comments

Carissimi Naviganti, rieccomi qua a parlare di cucina! 
Oggi vi racconterò della Torta di Ciliegie che ho preparato qualche giorno fa :)

Partiamo col dire che questa torta è semplicissima, ma davvero deliziosa e che questo è il periodo dell'anno perfetto per prepararla, visto che se ne trovano davvero di buonissime. 

Mio marito qualche giorno fa è tornato a casa con una cassa di meravigliose ciliegie, dono di un collega che ha splendidi alberi di questo frutto. Erano veramente tantissime per due sole persone e per non farle andare a male, ho dovuto ragionare un po' sul da farsi. Dopo averne portare un bel sacchetto ai suoceri, con le rimanenti ho deciso di fare una torta per mio marito, quindi ovviamente senza glutine. 

Ingredienti (per una tortiera da 24 cm A CERNIERA):
  • 450 grammi di ciliegie biologiche
  • 3 uova medie biologiche
  • 1 limone biologico e un cucchiaio raso di bicarbonato (se non volete usare una bustina di lievito per dolci gluten free)
  • 150 grammi di farina di riso senza glutine
  • 150 grammi di zucchero bianco
  • 90 grammi di amido di riso senza glutine
  • 100 grammi di burro 

A metà dell'0pera mi sono accorta di aver finito il lievito per dolci e così ho improvvisato, usando un trucchetto molto utile che è una validissima alternativa al lievito. Ovvero il succo di un limone e un cucchiaio raso di bicarbonato. Se lo fate anche voi, mi raccomando usate una ciotolina abbastanza capiente, perché il bicarbonato a contatto con il limone genera una discreta quantità di schiuma.


Si inizia denoccciolando le ciliegie precedentemente lavate. Io ho usato un coltello a lama liscia, ma se avete l'apposito snocciolatore, beh, usatelo! Mentre fate questo lavoro decisamente noioso, vi consiglio di accendere il forno. Impostatelo a 200 gradi, non ventilato. 

In un boule versate lo zucchero e il burro a temperaura ambiente fatto a pezzetti. Con un cucchiaio di legno mescolate a lungo, fino a formare una crema liscia. Aggiungete le uova e con le fruste elettriche lavorate il composto un paio di minuti. 

A questo punto setacciate la farina, l'amido e il lievito (a meno che non usiate il mio trucchetto). Mescolate con le fruste elettriche e infine con un mestolo di legno. Tutti gli ingredienti devono essere ben amalgamati e l'impasto deve risultare liscio e senza grumi.


Imburrare o foderate la tortiera con la carta da forno (io preferisco sempre la carta). Distribuite un generoso strato di composto sul fondo della tortiera e sopra adagiateci una per una le ciliegie tagliate a metà avendo cura di non sovrapporle. Con la parte del taglio rivolta verso il basso, mi raccomando. 

Con un frullatore a immersione, lavorate una manciata di ciliegie e riducetele in polpa. Versatela sullo strato di ciliegie all'interno della tortiera. A questo punto versate delicatamente il resto dell'impasto. Livellate con il dorso di un cucchiaio e distribuite un altro strato di ciliegie, nello stesso modo di prima, sulla superficie della torta, partendo dalla circonferenza. 


Quando il forno è andato in temperatura, infornate la torta e lasciatela cuocere per 1 ora. Vi consiglio di farle fare i primi trenta minuti nella parte bassa del forno e i restanti trenta nella parte centrale. Ovviamente trascorsa l'ora di cottura, fate la prova stecchino. 

Quando è pronta, sfornatela e prima di azzannarla attendete che arrivi a temperatura ambiente. Se il fondo della torta resta un po' più umido rispetto alla parte superiore, è normale. 


Potete conservarla fuori dal frigo per circa tre giorni, ma nel nostro caso è finita il giorno successivo grazie all'aiuto dei miei suoceri, che hanno gradito moltissimo. :) 

Purtroppo non ho pensato di fotografarla quando l'ho sfornata, quindi accontentatevi di uno scatto di ciò che ne è rimasto dopo un paio di passaggi di mio marito (e miei)!

E' ottima a colazione con un bel bicchiere di caffè o di latte, ma se la servite a una cena e volete fare i fighi, accopagnate ogni fetta con una pallina di gelato alla Vaniglia Bourbon. 

Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.




Con questa ricetta partecipo al #GFCalendar di giugno sulle ciliegie  di Gluten Free Travel & Living e la collaborazione di Silvia di Eppur non c’è.

sabato 17 giugno 2017

La pentola a pressione!

17 giugno 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti!
Quest'oggi ho il piacere di presentarvi la mia nuova bimba, ovvero il mio ultimo acquisto gastronomico. La pentola a pressione.

Dovete sapere che in casa mia si è sempre usata moltissimo, sia mia mamma che mio padre l'hanno usata quotidianamente per anni e io, già da bambina provavo verso di lei un timore reverenziale. L'ho sempre vista come una grossa bomba pronta a esplodere nella nostra cucina e quando i miei la usavano, facevo di tutto per starne alla larga. 

Mia suocera, di recente, ha ripreso a mano la sua vecchia Lagostina e quando io e mio marito andiamo da loro a cena, è tutta un decantare le qualità di questa pentola. Dalla velocità di cottura al risparmio sulla bolletta del gas, dalla facilità di utilizzo al rispetto della materia prima e così... mi ha fatto venire voglia. 

Vincendo la paura di una bella detonazione, mi sono messa a leggere e studiare tutto quello che riguarda questa pentola e ho scoperto veramente delle cose mirabolanti. 
Dopo giorni di studio approfondito sul funzionamento, sui materiali di costruzione, sui sistemi di sicurezza, ecc... (ormai posso dirmi esperta, quanto meno a livello teorico), ho deciso di prenderla, così sono iniziati altri giorni di studio per individuare marca, modello, materiale e dimensione migliore.

Leggi a destra e leggi a sinistra, alla fine ho puntato una pentola di una marca a me (lo ammetto) sconosciuta. La Kuhn Rikon, una marca svizzera. Il modello? La Duromatic
Ho scelto una dimensione media, 6 litri e grazie ad Amazon l'ho trovata in offerta pagandola decisamente meno del prezzo ufficiale. E' arrivata in pochi giorni e la sera stessa ci ho preparato il primo risotto ai funghi porcini. 

Ebbene, è stato amore a prima vista.



Vi elenco, senza costruirci un trattato, quelle che sono le qualità principali della pentola a pressione in generale, passando poi a spiegarvi quelle di questo modello in particolare.

  • 1. Una volta presa la mano, è facilissima da usare.
  • 2. I tempi di cottura si dimezzano clamorosamente, visto che cuoce in modo uniforme fra i 120 e i 130 gradi.
  • 3. La cottura avviene con la fiamma al minimo, perciò il risparmio sulla bolletta è davvero importante. Sia del gas che dell'elettricità, in caso di fornelli a induzione. 
  • 4. La cottura veloce e a pressione, permette di mantenere intatte le qualità di quasi tutti gli alimenti. 
  • 5. E' possibile cucinare una vastissima varietà di pietanze, dall'antipasto al dolce. Avete sentito bene, potete farci persino i dolci.
  • 6. Si possono usare ben quattro metodi di cottura: Normale (a pentola aperta, magari per rosolare o brasare), bollitura (come i minestroni o lo spezzatino, tanto per fare due esempi), al vapore, usando il cestello -spesso in dotazione- e al cartoccio
  • 7. Alcuni piatti che normalmente richiedono una cottura in forno (come i dolci) sono realizzabili anche in pentola a pressione. D'estate, fra caldo e condizionatori che sparano aria fredda, non dover accendere il forno, è una pacchia. 
  • 8. Non è così pericolosa come può sembrare. E' sufficiente tenere le valvole pulite e rispettare un paio di regoline sulla manutenzione e sulla cottura (tipo non riempire la pentola oltre il limite consentito dalle tacche interne e non dimenticare MAI di aggiungere l'acqua). 
  • 9. E' una pentola che resiste una vita. Conosco persone che stanno tutt'ora usando la stessa pentola a pressione dagli anni 80. Quindi è un bell'investimento.
  • 10. Ormai quasi tutti i modelli sono lavabili in lavastoviglie (il coperchio però è meglio lavarlo a mano). 
  • 11. Con la pentola a pressione potete anche sterilizzare gli oggetti, vedi i biberon o i vasetti di vetro per la marmellata, giusto per fare due esempi. 
  • 12. Non dovrete più pulire i fornelli (o quasi), perché la cottura a pressione non schizza.

La Kuhn Rikon che ho comprato io è una favola, ha conquistato persino mio marito che si diverte a cucinare con me :)


Prima di tutto ha un coperchio dannatamente intelligente. Si chiude e si apre con una comodità disarmante. I manici non si surriscaldano e non ha, come la maggior parte delle pentole a pressione, la leva a "passo d'uomo" per aprirla e chiuderla. La valvola di sicurezza sfiata verso il basso ed è impossibile scottarsi. E' esteticamente bella e al tatto è palese che si tratti di un prodotto estremamente serio. Ha un fondo fantastico che non permette quasi mai agli alimenti di attaccarsi (attenzione alle infarinature) e propaga il calore molto velocemente e in modo uniforme. Va in pressione in pochissimo tempo anche su un fornello dalle dimensioni medie e rispetto alle altre marche cuoce in un terzo del tempo. Il risotto che ho cucinato la prima volta, ma anche quello di ieri sera con zucchine e zafferano, ci ha impiegato 5 minuti di orologio. Giuro. 

Un risotto in 5 minuti. Se non è una favola questa... 

E' semplicissima da pulire e facilissima da usare. Dopo averla acquistata e provata, mi sono messa alla ricerca di qualche bel ricettario e per puro caso ho trovato un sito specializzato in pentole a pressione che spiegava perfettamente il funzionamento dal punto di vista scientifico e le origini della pentola. Ho scoperto che la pentola a pressione come la conosciamo oggi è stata inventata nel 1949 da un signore di nome Jacques Kuhn. E il primo modello che costruì e commercializzò fu... indovinate? La Duromatic! 
Potete immaginare quanto sia stata felice e fiera di me, per aver scelto proprio questa marca e questo modello, senza saperlo :)

L'elvetico inventore della pentola a pressione si è spento a 97 anni, nel 2016. In realtà la pentola a pressione esisteva già, anche se era più una vaporiera (inventata dal fisico francese Denis Papin nel 1679, lo stesso a cui dobbiamo il motore a vapore), ma Jacques Kuhn la rese sicura. Si deve a lui infatti l'invenzione della valvola di sicurezza, che indica la pressione e la mantiene costante. In pochissimo tempo, grazie a questa invenzione, la pentola a pressione è entrata nelle case di tutto il mondo.  

Kuhn però non divenne famoso solo per la sua invenzione. Nel 1963 il governo elvetico decise di dare asilo a mille tibetani in fuga dall'occupazione cinese e Jacques, con suo fratello Henri, mise a disposizione dei profughi posti di lavoro e alloggi per conto della Croce Rossa. Da quell'esperienza nacque l'Istituto Tibetano, che comprende il primo monastero tibetano in Europa, inaugurato dal Dalai Lama in persona. 

E la volete sapere una chicca che riguarda quest'uomo così brillante? Compiuti gli 88 anni, decise di sposare la donna della sua vita e insieme alla moglie si mise a scrivere romanzi gialli!



Insomma, Jacques Kuhn era un grande uomo e sono davvero contenta di aver acquistato proprio la sua creazione che, vi assicuro, è uno spettacolo. 

Se amate cucinare e soprattutto se non avete tantissimo tempo da dedicare a questa bella arte, la pentola a pressione è un oggetto al quale non potete rinunciare. 

Avete mai cucinato a 5.800 metri sotto il livello del mare? Volete sapere come funziona scientificamente una pentola a pressione? Allora fate un salto qua : )

mercoledì 14 giugno 2017

Cheesecake Mojito Gluten Free

14 giugno 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti! Rieccomi qua a parlare di delizie culinarie. 
Oggi, come avrete capito dalla fotografia qua sopra, vi racconterò come realizzare una golosissima Mojito Cheesecake Gluten Free! 

Con questo caldo accendere il forno non è affatto un gran piacere, quindi concorderete con me quando dico che siamo nel periodo perfetto dell'anno per realizzare ottime cheesecake. E cosa c'è di meglio di una cheesecake al gusto del vostro cocktail preferito? Personalmente amo tantissimo il Mojito, rinfrescante, limpido e dolce al punto giusto, quindi mi è sembrata una scelta perfetta! 



Questa cheesecake, che vi mostrerò anche in altre varianti, non richiede cottura, ma solo un lungo riposo in frigo. Consiglio quindi di farla al mattino, se potete, così da poterla gustare a cena. Oppure è possibile anche realizzarla la sera, per mangiarla il giorno successivo. 

Come ho scritto in un altro post, le cheesecake ormai sono un po' il mio cavallo di battaglia, e col passare del tempo le ho migliorate rendendole meno caloriche del solito. 

Andiamo a vedere cosa serve, per preparare la nostra Mojito Cheesecake senza glutine! 

Ingredienti (per una tortiera da 24 cm A CERNIERA):

  • 600 grammi di Philadelphia (volendo light)
  • 100 grammi di zucchero di canna biologico
  • Maizena, circa due cucchiai
  • 3 lime biologici lavati molto bene
  • Un ciuffetto di menta freschissima e biologica
  • Uno shot di rum o una fialetta di essenza per dolci al rum (senza glutine)
  • 200 grammi di biscotti Sarchio al limone senza glutine
  • 100 grammi di burro 
  • 1 vasetto di yogurt al lime, se non lo trovate va benissimo anche al limone, ovviamente senza glutine
  • Un paio di cucchiai di acqua

Per prima cosa prepariamo la tortiera. Potete imburrarla, oppure, come faccio io, foderarla di carta da forno precedentemente bagnata e strizzata. Mettete a bagnomaria il burro fino a scioglierlo completamente. Va bene anche un minuto nel microonde. Poi frullate i biscotti senza glutine fino a ridurli in polvere. Alcuni aggiungono ai biscotti frullati, due cucchiai di zucchero, ma io preferisco non farlo. Nei biscotti c'è già abbastanza zucchero e non vedo il motivo per aggiungerne altro. Unite il burro fuso ai biscotti e mescolate con un cucchiaio di legno. A questo punto versate il composto nella teglia e con il dorso di un cucchiaio di metallo, livellate e pressate per formare una base compatta. Riponete la base in freezer. 

Passiamo a creare la farcia. Grattugiate la buccia di un lime (mi raccomando, non grattugiate troppo a fondo, la parte bianca rende il gusto amarognolo) e spremetene il succo in un bicchiere. In un boule di vetro mettete il Philadelphia, lo zucchero di canna, il succo del lime, la buccia grattugiata, il vasetto di yogurt e il rum. Mescolate il composto molto bene.  

Non è necessario usare la colla di pesce (che orrore) e nemmeno la versione vegetale, l'Agar Agar. Dopo diverse ore in frigo, la torta resterà bella compatta anche senza trucchi. L'importante è non tenerla fuori dal frigo a lungo, nel momento in cui la mangerete. 

Nel caso non sappiate come viene fatta la colla di pesce, vi riporto un estratto da Wikipedia. 

Oggi sul mercato sono presenti principalmente gelatine, impropriamente note come colla di pesce, prodotte prevalentemente utilizzando la cotenna del maiale insieme a ossa e cartilagini anche di origine bovina, che hanno un contenuto proteico rilevante: 86 g per 100 g di prodotto. L'80% della gelatina alimentare di origine animale prodotta in Europa è derivata dalla cotenna del maiale. Il 15% viene ricavato dal bifido bovino, cioè da uno strato sottile presente sotto la pelle. Il rimanente 5% viene ricavato quasi tutto da ossa di maiali e bovini.

Non è necessario nemmeno usare la panna, caloricissima e pesante da digerire. 

Tirate fuori dal freezer la base (deve stare almeno 15 minuti) e versateci sopra il composto. Livellate col dorso di un cucchiaio di metallo e riponete in frigo almeno due ore. 

Passate le due ore (minimo!) andiamo a fare la gelatina e la decorazione finale. Anche in questo caso, per fare la gelatina non c'è nessun bisogno della schifosissima colla di pesce e nemmeno dell'Agar Agar. 

Grattugiate la scorza di un lime e spremetene il succo. Fate a fettini sottili una parte del terzo lime, mettetele da parte e spremete anche lui. In un pentolino antiaderente versate il succo dei lime, la buccia grattugiata e un paio di cucchiai di acqua (se volete, anche un cucchiaino di rum). Accendete la fiamma e mescolate. 

Quando il composto inizierà a scaldarsi, versate la maizena e da questo momento non smettete MAI di mescolare. Vedrete che il composto da liquido, piano piano inizierà a solidificare e a diventare gelatinoso. Correggete di acqua o di maizenza se pensate sia necessario. Alla giusta consistenza spegnete il fuoco e fate intiepidire. 

Versate poi la gelatina sulla torta e riponete di nuovo in frigo per qualche ora. Quando sarà il momento di servirla, potrete decorarla con le fettine di lime e con le foglioline di menta fresca che avete ovviamente lavato e asciugato in precedenza. 

Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

venerdì 9 giugno 2017

Dorayaki Gluten Free

09 giugno 0 Comments

Ultimo post dedicato alla cenetta orientale Gluten Free che ho preparato al mio maritino, qualche settimana fa! Oggi parliamo quindi del dolce! Dopo avervi raccontato come fare i Gamberi Imperiali all'orientale, gli Spaghetti di riso saltati con le verdure e il Pollo alle mandorle, quest'oggi vedremo come si fanno i Dorayaki alla Nutella!

Cosa sono i Dorayaki, prima di tutto? Sono dolci tipici giapponesi, composti da due pancake sovrapposti e serviti normalmente con una farcia dolce chiamata Anko; una salsa di fagioli rossi (gli Atzuki), ma che noi occidentali preferiamo sostituire con una generosa dose di Santa Nutella, che come forse sapete, è senza glutine e decisamente più maiala dei fagioli. E per favore tacete sulla faccenda dell'olio di palma. Il vero amante della Nutella la mangerebbe anche se contenesse olio di motore! :)
Vediamo insieme come si fanno!

Ingredienti (per 6 Dorayaki):

  • 60 Ml di acqua (c'è chi usa il latte, ma è sbagliato)
  • 2 uova
  • 150 grammi di farina senza glutine
  • Un cucchiaino raso di bicarbonato (c'è chi usa del normale lievito per dolci, ma nella ricetta originale è previsto solo il bicarbonato e vi assicuro che vengono benissimo)
  • 100 grammi di zucchero a velo senza glutine
  • 1 cucchiaio e mezzo di miele
  • Se lo avete (ma attenzione perché non è senza glutine) un cucchiaio di Sake dolce, meglio conosciuto come Mirin
  • Olio di semi di girasole, solo per ungere la padella

In un boule di vetro versate la farina setacciandola, la punta di bicarbonato (che sostituirà il lievito) e lo zucchero a velo (se avete il Bimby come me, potete farvelo da soli partendo dallo zucchero normale). A questo punto uniamo anche le uova, il miele e l'acqua a temperatura ambiente. Con una frusta sbattete tutto, prima dolcemente poi con vigore fino a ottenere un composto liquido senza grumi, che in Giappone si chiama Kasutera.

Scaldate una padella a fuoco medio, meglio se quella per le crepes, e ungetela con un filo d'olio. Asciugate quello in eccesso con un pezzetto di carta da cucina. Versate un mestolo di pastella al centro della padella e aspettate fin quando su tutta la superficie non iniziano a comparire piccole bollicine. 




A quel punto è il momento di voltare il Dorayaki e cuocerlo per un altro minuto. Ovviamente in base a quanta pastella utilizzerete, potrete ottenere Dorayaki più o meno grandi. Considerate che non devono somigliare a una crepe, ma a un pancake americano, solo più alto e più soffice. 

Una volta cotti tutti i vostri Dorayaki, potrete farcirli con la Nutella (o con quello che volete, come miele, marmellata, crema pasticcera, sciroppo d'acero, d'agave, crema al latte, gelato, ecc...).

Se volete fare i fighi come ho fatto io (ma purtroppo non ho le prove fotografiche), mettete sopra a ogni Dorayaki una puntina di farcia e sopra ancora sistemateci un Alkekengi. L'effetto estetico ne guadagnerà tantissimo e farete certamente un figurone. Li ho fatti anche ai miei suoceri e ne sono andati matti.



Giusto qualche chicca su questi dolci semplicissimi, ma strepitosi: 

La parola Dora, in giapponese, significa Gong e probabilmente è da questo strumento che prendono la forma i Dorayaki. La leggenda vuole che il samurai Benkei, che si nascondeva a casa di un gentile contadino, dovette scappare in tutta fretta e nella fuga dimenticò il suo gong. Il contadino lo trovò e non sapendo cosa farci decise di usarlo come una grande piastra, cuocendoci i primi Dorayaki, che presero il nome proprio dal gong, "dora". 

In altre zone del Giappone, come Nara, Kobe, Kyoto e Osaka, questo dolce si chiama Mikasa. Ovvero il nome di una montagna nel parco di Nara. Da quel che so, la parola Mikasa significa anche cappello di paglia.

I Dorayaki sono noti per essere il piatto preferito di Doraemon, protagonista dell'omonima serie animata giapponese.

In origine, i Dorayaki erano composti da un solo pancake e la versione "a panino" è nata solo nel 1914 dalla pasticceria Usagiya, nel quartiere di Ueno. A tutt'oggi, l'omonimo negozio, viene considerato il migliore di tutto il Giappone e si trova a Tokyo a questo indirizzo: Ueno, Taito-ku, Tokyo 1-chome, No. 10, No. 10. 

Ah, è chiuso il mercoledì!  :)



Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

domenica 4 giugno 2017

Pollo alle mandorle Gluten Free

04 giugno 0 Comments

Rieccomi cari Naviganti, sono di nuovo qua per raccontarvi del secondo! Come dite? Non sapete di cosa sto parlando? Beh, allora fate un salto qua, dove parlo dell'antipasto (Gamberi imperiali all'orientale) e qua, dove parlo del primo (Spaghetti di riso saltati alle verdure)!

Si tratta di una cenetta a tema orientale che ho fatto al mio maritino celiaco che, ahimé, non può più frequentare ristoranti cinesi, giapponesi e nemmeno quelli thailandesi o vietnamiti.

Oggi parlerò del mio pollo alle mandorle. Piatto piuttosto semplice, ma solo all'apparenza. Devo dire che sono diventata molto brava e ora il mio pollo alle mandorle è sempre molto richiesto. Persino dai miei suoceri. Diciamo che, insieme alle Cheesecake e al Ramen (rigoramente occidentalizzato), è diventato il mio cavallo di battaglia! 

Vediamo come si fa.

Ingredienti (per due persone MOLTO affamate):


  • 400 gr di petto di pollo intero (non in filetti sottili)
  • Zenzero fresco
  • Salsa di soia Tamari (l'unica senza glutine)
  • Maizena (o amido di riso, o farina senza glutine)
  • 1 cipolla bianca
  • Acqua
  • 50 grammi di mandorle pelate
  • Olio di semi di girasole

Per prima cosa procuratevi un coltello serissimo per poter ridurre il pollo a dadini di circa 2/3 centimetri. Io ne uso uno di ceramica e lo trovo perfetto. Ovviamente eliminate tutto quello che è grasso, tendini e il piccolo ossicino che di solito viene lasciato in quel tipo di taglio.




Una volta pronti, infarinate con la maizena i dadini usando le mani. Potete farlo su un tagliere, ma io consiglio un boule di vetro e magari un colino, così da far cadere nel boule la farina in eccesso.

Pulite e tagliate la cipolla in fettine sottilissime. Grattugiate lo zenzero fresco.
Prendete il wok, scaldate 2 cucchiai di olio di semi di girasole, e fate imbiondire la cipolla insieme allo zenzero. 




Già a questo punto dovreste sentire un profumo delizioso invadere la vostra cucina. Quando la cipolla è appassita, iniziate a mettere i dadini di pollo nel wok sempre con le mani, ma non tutti insieme! Questo passaggio è molto importante per evitare che i pezzetti di pollo rimangano tutti attaccati fra loro creando il famoso mappazzone di Chef Barbieri. Mettete una decina di pezzetti nel wok, aspettare qualche secondo senza toccarli e poi mescolateli con un cucchiaio di legno, dopo di che aggiungete altri pezzetti e via così, fino a terminare il pollo.

Quando i pezzetti saranno tutti rosolati a dovere, sfumateli con una paio di cucchiai di salsa di soia e mezzo bicchiere d'acqua. Coprite il wok con un coperchio possibilmente di vetro, abbassate la fiamma, ma non al minimo, e fate andare il pollo per circa un quarto d'ora (io lo lascio anche venti minuti). Giratelo ogni tanto.



Vi ricordo che il pollo crudo è pericolosissimo. Fatto in questo modo, quindi coperto e in una salsa liquida fatta di olio, salsa di soia e acqua, si cuocerà rimanendo morbidissimo, tanto da sciogliersi in bocca. Mentre il pollo cuoce, prendete una padellina, metteteci le mandorle e fatele tostare per qualche minuto, saltandole. 



Una volta pronte unitele al pollo con una vigorosa mescolata. Altri due minuti e il pollo sarà pronto per essere servito ancora caldissimo.


Se volete fare i fighi, servitelo accanto a una pallina di riso bianco basmati.

Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

martedì 30 maggio 2017

Spaghetti di riso alle verdure Gluten Free

30 maggio 0 Comments

Bentrovati, cari Naviganti! Rieccoci qua insieme a parlare di gastronomia gluten free.  
Nuovo post, nuovo piatto, dunque. Dopo aver parlato dei Gamberi Imperiali all'orientale in questo post, oggi vi racconto cosa ho fatto di primo, sempre durante la cenetta di qualche sera fa per il mio maritino celiaco: Spaghetti di riso saltati alle verdure!

Ingredienti (per due persone, ma con tanta fame):


  • Spaghetti di riso, circa 160 grammi, ma dipende da quanta fame avete :)
  • Una carota piccola
  • 1/2 peperone rosso
  • Una zucchina piccola
  • 1/4 di verza
  • 1 cipolla bianca piccola o del porro
  • Olio di semi di girasole
  • Zenzero fresco o in polvere
  • Curry gluten free
  • Acqua
  • Salsa di soia Tamari (l'unica senza glutine)
  • Un pizzico di prezzemolo (giusto un tocco occidentale)
  • Germogli di soia (che io non ho messo, perché non posso mangiare alimenti troppo fitoestrogeni)

Lavate e pulite accuratamente tutte le verdure, poi tagliate la cipolla (o il porro) in sottilissimi spicchi e il resto in sottilissimi bastoncini.




Scaldate un paio di cucchiai d'olio di semi di girasole nel wok, poi iniziate a far imbiondire la cipolla insieme allo zenzero grattugiato, in polvere o a fettine. 




Dopo qualche minuto, quando la cipolla diventa morbida, aggiungete le carote. 




Fate ammorbidire anche loro e poi passate al peperone. 




Qualche altro minuto e aggiugete le zucchine e infine, dopo altri quattro o cinque minuti, la verza e i germogli di soia (se li avete). 



Aiutatevi con un po' d'acqua tiepida, se le verdure dovessero risultare troppo asciutte. Fatele andare a fuoco medio finché non risulteranno cotte al punto giusto. 



E' il momento di condirle, quindi unite alle verdure due cucchiai di salsa di soia Tamari, sarà lei a salare il piatto, una spolverata di Curry e il prezzemolo (se volete). In una pentola a parte, portate a ebollizione l'acqua salata (poco) e quando è il momento spegnete il fuoco e buttate gli spaghetti di riso. Seguite comunque le istruzioni e il tempo di cottura sulla confezione e quando saranno pronti, scolateli e passateli sotto l'acqua fredda. 



Questo vi aiuterà a non farli diventare un mappazzone, per citare Chef Barbieri. Unite poi gli spaghetti alle verdure e fateli saltare altri due o tre minuti per amalgamare bene il tutto. Se necessario aggiungete un po' d'olio e di salsa di soia Tamari (per aggiustare di sale).

Servite quando sono ancora caldissimi. 

E se volete fare i fighi, aggiungete il bambù fra le verdure e verso fine cottura una manciata di arachidi tostate e non salate. Io lo adoro anche con la soba, al posto degli spaghetti di riso. Si attaccano molto meno e son di grano saraceno (ho fatto pure la rima!).

Come avrete notato manca la foto del piatto finito, cosa di cui mi scuso, ma erano talmente caldi e invitanti che non ho proprio pensato a fotografarli. :)


请慢用!
Buon appetito!

Per qualsiasi nozione inerente la celiachia, invece, vi rimando all’unico sito davvero attendibile nel quale potrete trovare risposta a ogni vostro dubbio. Il sito dell’Associazione Italiana Celiachia, AIC. Se però avete qualche domanda, più che altro incentrata sulla nostra esperienza personale, scrivetemi pure.

giovedì 18 maggio 2017

InterView: India - Beatrice - Prima parte

18 maggio 0 Comments

Bentrovati cari Naviganti, 
oggi siamo qua in compagnia dell'amica Beatrice che ci racconta, in una lunga e bellissima intervista divisa in due parti, il suo stupendo viaggio in India. Ecco quindi un nuovo post per la mia etichetta InterView! Andiamo a scoprire insieme le meraviglie di questa terra così lontana, immensa e misteriosa. 
I PARTE
Matrimoni, sorrisi e spazzatura. 

L'India è una terra immensa e per conoscerla tutta non penso basterebbe una vita intera. Tu, di preciso, quali zone hai visitato e in che periodo dell'anno ci hai messo piede?

In India fare 3000 chilometri è come solleticare la terra. Io ho visto molto del Kerala, del Tamil Nadu e una cittadina del Karnataka, Mysore. In auto, treno, barca, tuktuk e tutti i mezzi possibili. Era novembre. In quel periodo dell'anno il clima è caldo, ma non eccessivamente umido. Per me era piacevole, con una media di 28 gradi anche di sera.


Si tratta di un viaggio lungo e dispendioso, soprattutto in termini di energie. Quanto tempo ti sei fermata e dove hai alloggiato?

Il biglietto aereo sono riuscita a prenderlo con un'offerta vantaggiosa molto tempo prima. Sono stata in India più 24 giorni e ho alloggiato la prima settimana a casa di amici vicino a Kannur in occasione del matrimonio di un mio caro amico e nei successivi giorni in vari ostelli e alberghi.



Parlaci della popolazione. Si tratta di persone generalmente accoglienti, fredde, introverse, gentili, ecc... ? Come ti sei trovata a interagire con loro?

Le persone in India sono molto gentili e socievoli. Incredibilmente accoglienti. Sono anche persone molto curiose e attratte da una società diversa dalla loro per cui spesso venivo ricoperta di domande.
Specialmente i bambini erano incuriositi dalla mia visita. Mi chiamavano Madame e mi guardavano con aria di sorpresa e ammirazione.

Non credo di aver mai incrociato 
così tanti sorrisi in un viaggio solo, 
come in India.

Persone che per strada ti offrono del té e soprattutto il loro tempo per fare quattro chiacchiere... un mondo a parte.


L'aspetto religioso è molto importante in India, tu che idea ti sei fatta in merito?

L'India è una popolazione con un tasso di religiosità alto e variegato. Si possono trovare induisti, buddisti, musulmani e cristiani di ogni tipo. La cosa più bella che ho notato è che ognuno di loro è fortemente devoto al proprio Dio, ma rispettano la religione del vicino. Convivono tutti in armonia senza pensare che il credo dell'altro sia errato.



So che hai presenziato a un matrimonio indiano e che c'erano la bellezza di 700 invitati, ce lo racconti? Quali sono le fondamentali differenze con la nostra cultura, in un matrimonio?

Raccontare un matrimonio indiano? Da dove comincio?
Le differenze tra il loro modo di festeggiare e il nostro sono infinite. Innanzitutto dimentichiamoci pranzi eleganti su tavolate decorate con fiori costosissimi e menù raffinati. Il matrimonio indiano consiste in una cooperazione tra le famiglie, si organizza tutto in casa o si affitta un palcoscenico in piazza. Gli uomini della famiglia penseranno a preparare i tavoli. Serviranno pietanze e bevande a volontà, mentre le donne della famiglia (parlo di famiglia allargata) prepareranno accuratamente ogni sorta di salsa per accompagnare il riso: portata principale. Si affitta tutto, dalle luci al karaoke, dai pentoloni alle sedie e ai tavoli. Parlo ovviamente di una famiglia di persone non povere, ma nemmeno ricche. Dimenticate quello che vedete in TV sullo sfarzo indiano. Qui si sta parlando di vita vera, vita tra le foreste. Dove una casa dista chilometri con l'altra e nel mezzo c'è solo terra rossa e palme da cocco.


Nel caso del matrimonio a cui ho partecipato io, il giorno prima si erano riuniti i miei amici indiani (che sono cristiani), con dei loro amici musulmani per poter benedire e uccidere una mucca che avrebbe fatto da pasto al matrimonio. Il rispetto che queste persone hanno una dell'altra è immenso, ma ne parlerò più avanti.
Il matrimonio dura in media 3-5 giorni. Nel loro caso 3. Il primo giorno si festeggia e si prepara la sposa, ci sono canti e balli e doni da parte dei parenti.

Il secondo si fa la stessa cosa con lo sposo, gli uomini della famiglia gli fanno la barba e le donne della famiglia, solitamente le sorelle, regalano dei doni allo sposo, tutto questo su un palcoscenico accompagnato da musica.

Tutti gli invitati e non (anche persone del villaggio) assistono all'evento. Ci sarà una grande festa fino al mattino seguente.

Terzo giorno: il matrimonio.

In questo caso, essendo loro cristiani, la cerimonia si è svolta in una chiesa cattolica. Una volta conclusa la messa, gli sposi novelli si sono recati in casa dei genitori dello sposo. Ad attenderli il benvenuto di tutti gli uomini che circondano gli sposi con un rito scaramantico fatto di urla e la benedizione della madre dello sposo affinché la sposa possa essere fertile. Ed ecco l'inizio (o la continuazione) dei festeggiamenti. Gli sposi, sul palcoscenico, seduti uno accanto all'altra con vestiti scintillanti, vengono serviti di delizie fatte apposta per loro, fra cui il pollo Tandoori che è una meraviglia! M
e lo fecero assaggiare solo perché ero un ospite giunta da lontano. Comprarono anche delle posate in città apposta per me, visto che loro mangiano tutto con le mani.
In questo caso, dato che appunto gli invitati erano 700, abbiamo mangiato 100 alla volta per poi lasciare il posto agli altri 100, e via... altro giro altra corsa! Diciamo che ti mettevano anche una certa fretta nel mangiare.

Il pasto consisteva in una foglia di banano contenente una manciata di riso bollito accompagnato da varie salse (pesce, manzo, mango, peperoncino) che loro mischiano indifferentemente assieme.
Come dolce vi era una coppetta di gelato in cartone preconfezionato e come bomboniera un biglietto da visita con foto e nomi degli sposi e allegata una caramellina. Dopo la ressa del pranzo/cena (ormai le 8 di sera) tutti i tavoli sono stati portati via di fretta dagli uomini, così da dare modo alle persone di disporre le sedie verso il palcoscenico e continuare a guardare gli spettacoli di danze e canti. Ormai a notte fonda, gli uomini continuavano a bere una specie di grappa, una bevanda alcolica ricavata dal cocco di cui non ricordo il nome e le donne a sistemare le ultime cose.

Il giorno seguente, il mio amico mi ha spiegato che per circa una decina di giorni lui e la sua sposa sarebbero stati impegnati a fare visita a tutte le famiglie che avevano partecipato al matrimonio e che avrebbero dovuto accettare i loro inviti a pranzi e cene. Questa è un'altra di quelle tradizioni da cui non si può scappare.


Così ci salutammo e io proseguii il mio viaggio.




Dal punto di vista della flora e della fauna, cosa puoi dirci? Sei riuscita a fare un bagno nell'Oceano Indiano? Com'è la natura in India e che rapporto hanno i suoi abitanti con lei?
Incredibile quanto verde ci sia, 
ed è incredibile anche quanto 
poco si rispetti.

Sfruttano alberi e piante fino allo sfinimento e sporcano con immondizia e cartacce ovunque, sia per strada che nelle foreste, come se la natura avesse il potere di ingoiare tutto e farlo rinascere.

Il bagno nell'Oceano l'ho fatto a Varkala e Kovalam (KERALA), dove le acque sono stupende e calde. A Mahabalipuram (TAMIL NADU) era invece una sfida entrare in quelle acque gelide, dove molto probabilmente le correnti che arrivavano da Est erano molto forti.


Che consigli daresti a chi, come me, è intenzionato a intraprendere un viaggio in una terra così affascinante, lontana, complicata e misteriosa?

Credo che la cosa più importante sia la prevenzione. Informasi sui vaccini da fare senza trascurarne alcuno. Malaria e Tifo soprattutto. Preparare una borsetta a parte con i medicinali primari. Io personalmente avevo messo in saccoccia Imodium, antibiotico, Tachipirina, disinfettante, Voltaren, antiacido, Plasil, Gentalyn Beta, cerotti e altri medicinali personali compresi quelli per la malaria. Vi consiglio di tenere ogni blister nella confezione originale, nella probabilità di vari controlli in aeroporto.

In aeroporto i controlli sono molto scrupolosi, soprattutto all'arrivo, dovete dichiarare perché siete nel paese e quali contatti avete, nomi degli hotel in cui starete e quanti giorni avete intenzione di restare.

Un altro consiglio che sento di dare è di portare sempre con voi un sacco a pelo in cui dormire. Potrebbe non piacervi dove volete spalmarvi per riposare dopo una giornata. In India non sono soliti lavare le lenzuola e se lo fanno usano solo acqua sporca, per cui vi consiglio di organizzarvi con una valida alternativa portatile.

L'acqua calda è un'utopia, solo i migliori hotel ce l'hanno, ma tanto le temperature sono tali da non farvi soffrire la cosa, credo.


Non mettete assolutamente in valigia shorts, pantaloncini o magliette scollate o senza maniche, non le mettereste mai, non è consigliato un abbigliamento "occidentale" diciamo così, per il semplice fatto che manchereste di rispetto alla loro cultura, turbandoli nel profondo e andando anche a scavare (per le donne) negli uomini, sensi innati con cui non hanno molta confidenza.


Consiglio anche eventualmente di contattare un'agenzia del posto che vi darà modo di spostarvi con facilità e vi offrirà un servizio di trasporto personalizzato a un prezzo molto economico.




Ci parli del rapporto fra uomini e donne, anziani e bambini?

Loro vivono tutti insieme in armonia ... in case enormi e per strada li vedi cooperare in attività come la raccolta, il gioco o la preparazione di cibi.

Un punto dolente. Il clima, soprattutto per me che detesto il caldo. Dicono sia però un caldo secco, ma ci sono i monsoni e giornate dove si soffoca a causa dell'afa. Tu che tempo hai trovato?

Il periodo migliore per andare in India è Novembre-Dicembre, quando i Monsoni sono appena passati e l'aria è fresca. Tutto il resto dell'anno è molto facile trovare caldo molto umido e piogge inaspettate e interminabili. Ma se ci si sposta un pò più in alto su alcuni altopiani o vicino a meravigliose cascate o ancora caverne nascoste, si respira una bella arietta fresca, tanto da dover indossare la giacca.




Un altro aspetto che interessa moltissimo i lettori è la gastronomia. Nelle zone dell'India che hai visitato, cosa si mangia e cosa si beve? C'è qualcosa che hai amato e qualcosa che, al contrario, ti ha inorridito perché lontana dalla nostra cucina mediterranea?

Ho amato e mangiato di tutto. Non c'è niente che non mi sia piaciuto. Maggiormente il piatto principale è il riso. È poi l'accompagnamento che cambia. Esistono varie salse piccanti e non, a base di carne, pesce o vegetali.

Penso che la cosa che mi sia piaciuta di più sia stata una specie di crepes di farina di riso arrotolata da condire a piacimento e delle buonissime frittelle, sempre di riso. Il pollo Tandoori è qualcosa di magico. Ho adorato anche una salsa di spinaci con dentro il tofu, ma non è come lo conosciamo noi, ha tutto un altro sapore. E poi il pane. C'è un pane che si chiama Chapati che è una specie di piadina, ma forse dentro l'impasto ci sono le spezie, per quello ne sono rimasta innamorata. Beh, in realtà io ho mangiato col sorriso tutti i giorni. Ora mi manca la cucina indiana e tanto, ma riprodurla a casa è difficile.




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