sabato 20 dicembre 2014

127.0.0.Monaco di Baviera -Neuschwanstein- Giorno 11

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Cari viaggiatori, oggi torniamo a parlare di Germania e lo facciamo visitando uno dei castelli giudicati fra i più belli del mondo. Questo post è particolarmente complicato, sia perché mi sta molto a cuore sia perché si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia sull'argomento e ridurre la mole di informazioni a un solo post è certamente difficile, ma ci proverò. Cominciamo? Seguitemi…

Ludwig II
Ludwig II. 
Ve l'ho presentato come Il Re Triste, il Re Folle, il Re delle Favole… ve lo ricordate, vero? 
Vi ho accennato, alcuni post addietro, qualche dettaglio di questo bambino schivo, solitario, intelligente, affascinante e diventato Re troppo presto. Aveva solo 18 anni quando salì al trono; pochi, pochissimi. Eppure Ludwig non si perse d’animo e tentò, a modo suo, di essere un vero Re. Ci provò per il suo popolo, per l’amore che nutriva per la sua terra e i bavaresi, ma non per brama politica o sete di potere. 

Il ragazzo, appassionato d’arte, architettura, storia, letteratura, musica e affascinato dalla natura, aveva un sogno: costruire rifugi per se stesso, luoghi magnifici e isolati dal mondo, dove poter rivivere le storie e le gesta dei personaggi di cui era profondamente innamorato, eroi di opere epiche. Rievocare i cavalieri della tavola rotonda alla ricerca del Santo Graal. Cavalieri dal cuore puro, senza macchia, coraggiosi e indomiti al punto da sacrificare la propria vita per uno scopo nobile. 

Ludwig desiderava sfuggire dal mondo che lo circondava, si sentiva nato nell’epoca sbagliata e guerre, dispute e politica non lo interessavano, anzi lo infastidivano, gli davano il voltastomaco. Grazie al suo status di sovrano, attingendo ai fondi di famiglia (si dice mai dalle casse dello stato) Ludwig riuscì a costruire tre castelli, Linderhof e Herrenchiemsee di cui vi ho già parlato, e il meraviglioso e unico al mondo Neuschwanstein.


Ne avrete certamente sentito parlare, visto che questo castello ha ispirato la Disney per il suo logo e per i castelli delle sue svariate favole (Biancaneve, Cenerentola, ecc…) e persino la serie dei Cavalieri dello Zodiaco (Pandora).

Fin da bambino Ludwig desiderava costruire un posto come questo e quando finalmente poté realizzare il sogno tanto agognato, nella sua mente tutto era già pronto e disegnato. Neuschwanstein non è un semplice castello, ma un monumento, un omaggio al genio del suo amato amico e compositore Richard Wagner e un tempio dedicato al Santo Graal. Non è una rocca, una magione, una fortificazione, ma un intero regno, un luogo fuori dal tempo, un posto sacro, una bolla di pace, paradiso, bellezza, arte, Luce e Spirito, completamente distaccata dal mondo terreno e immersa nella natura lussureggiante e selvaggia delle foreste bavaresi. 

Mettere piede a Neuschwanstein significa dimenticare concetti come spazio e tempo.

Il castello si trova a sud, vicinissimo a Hohenschwangau, di cui vi ho già parlato, nei pressi di Fussen. Il suo nome lo si deve alla località di Schwangau (che tradotto significa Contea del Cigno). Neuschwanstein significa invece Nuova Pietra del Cigno. Se avete letto il mio post su Hohenschwangau, ricorderete che il vecchio nome del castello in rovina recuperato e ricostruito dal padre di Ludwig, Massimiliano II, era SchwansteinPietra del cigno.

Neuschwanstein conta la bellezza di seimila visitatori al giorno nel periodo estivo per un totale all’anno di un milione e quattrocentomila turisti ed è stato proposto persino per entrare a far parte delle sette meraviglie del mondo moderno; al momento è uno dei finalisti.

Il castello si trova arroccato sul ciglio di una gola, in cima a un costone di roccia, ai piedi del quale si trova il paese di Schwangau. La sua posizione è particolarmente scenografica grazie anche al vicino lago e alla presenza della foresta tutt’attorno. Venne eretto sulle rovine di due antichi castelli già noti al sovrano quando aveva solo tredici anni. Lo sappiamo perché Ludwig lo scrisse in un diario personale nel 1859, cinque anni prima della sua ascesa al trono.

L’edificio, immaginato dal Sovrano, un architetto e due scenografi, si estende per seimila metri quadrati su quattro piani e numerose torri alte anche ottanta metri ed è dedicato al Cavaliere del Cigno di Lohengrin, leggendaria opera ripresa da Wagner, il quale però non visitò mai il castello. La prima pietra è stata posata il 5 settembre del 1869. La costruzione del castello diede da lavorare per circa due decenni a centinaia e centinaia di persone, muratori, artigiani, artisti, architetti e manovali di ogni tipo. Divenne il maggior centro d’impiego della regione e vennero persino risarciti con una pensione i familiari dei dipendenti deceduti per incidenti sul lavoro (si parla di una trentina di operai in tutto). Nel 1886 il palazzo si poté definire ormai quasi concluso. L’impressione che si ha guardando il castello, con tutte quelle torri e pinnacoli più che altro decorativi, è che sia un naturale proseguimento delle Alpi alle sue spalle e l’effetto scenico, vi assicuro, è davvero spettacolare.

«È mia intenzione far ricostruire l'antica rovina del castello di Hohenschwangau, nei pressi della gola del Pöllat, nello stile autentico delle antiche fortezze dei cavalieri tedeschi e devo confessarVi di rallegrarmi molto all'idea di potervi soggiornare un giorno; vi dovranno essere sistemate numerose camere per gli ospiti, confortevoli e accoglienti, dalle quali si potrà godere una stupenda vista sull'augusto monte del Säuling, sulle montagne del Tirolo e sulla vasta pianura; Voi Lo conoscete bene, l'adorato ospite che vorrei ospitarvi; il luogo è uno dei più belli che si possano trovare, sacro e inavvicinabile, un tempio degno di Voi, divino amico, che faceste fiorire l'unica salvezza e la vera benedizione del mondo. Vi ritroverete anche reminiscenze dal 'Tannhäuser' e dal 'Lohengrin'; in ogni senso questo castello sarà più bello e confortevole di quello più in basso di Hohenschwangau, che annualmente viene dissacrato dalla prosa di mia madre; gli Dei dissacrati si vendicheranno e si tratterranno con Noi, lassù sulle ripide cime, allietati dall'aura del Paradiso.»
                                                                                                         (Ludovico II di Baviera)

La madre di Ludwig non era contenta delle spese pazze del figlio e nemmeno del suo rapporto così stretto con Richard Wagner, ma comunque fece visita a Neuschwanstein in occasione del suo sessantesimo compleanno. Anche Ludwig visse pochissimo in questa residenza, che era progettata più come un palcoscenico che come abitazione reale. In totale ci trascorse soltanto 172 giorni.
Accanto al castello, nella citata Gola del Pöllat, vi è un ponte alto novanta metri che promette ai forti di cuore, di osservarlo in tutto il suo splendore stagliarsi contro le magnifiche Alpi bavaresi e innalzarsi quasi a toccare il cielo.

Il ponte di Maria - Marienbrücke
Frontalmente si ergono due torri identiche in mattoni rossi fortemente in contrasto con il resto del castello in pietra chiara e tetto scuro. Passando sotto lo stemma reale bavarese si entra direttamente nella corte d’onore che è disposta su due livelli: uno strategicamente costruito per permettere una vista strepitosa sul panorama circostante e l’altro avrebbe dovuto ospitare una cappella gotica lunga novanta metri che però non è mai stata costruita, rimanendo solo un progetto del quale si può ammirarne la planimetria a grandezza naturale riprodotta a terra con mattonelle bianche.
La struttura che unisce i due livelli della corte d’onore è la Torre Rettangolare, dietro la quale si trovano la Casa dei Cavalieri e la Dimora delle Dame. Entrambe le strutture riprendono le forme del Castello di Antwerp che compare nel primo atto del Lohengrin di Wagner. L'intero complesso è sormontato da miriade di pinnacoli e camini ornamentali, mentre il fronte sul cortile d'onore presenta due splendidi affreschi con la scena di San Giorgio nell'atto di uccidere il drago.

Una volta terminato completamente, il castello avrebbe dovuto ospitare più di duecento stanze, ma alla morte del Re, soltanto una quindicina erano già state finite. Le stanze private del Sovrano sono otto e occupano il terzo piano, mentre il quarto è quasi completamente occupato dalla Sala dei Cantori. Malgrado l’aspetto fiabesco e antico, il castello era dotato di tutti comfort disponibili all’epoca, come un sistema di riscaldamento centralizzato, una linea telefonica (una delle prime di tutta la Germania), un sofisticatissimo sistema di campanelli per richiamare la servitù che funzionava con una batteria a secco, bagni con acqua corrente calda e fredda e addirittura scarichi automatici.

Sala del Trono
L’unica sala non decorata con motivi tratti dalle opere di Wagner è la Sala del Trono (venti metri per dodici). Un grande salone vuoto (al momento della morte prematura del sovrano, il trono non era ancora pronto), alto tredici metri, in stile bizantino che ricorda volutamente una cappella palatina, poiché per Ludwig la regalità era strettamente connessa alla religione, allo spirito e alla devozione. Sontuose dorature l'adornano e una cupola azzurra tempestata di stelle fa da tetto all'abside di marmo bianco di Carrara dove doveva risiedere il trono, mentre le decorazioni del pavimento rappresentano piante e animali in netto contrasto con la volta celeste. 

L'atrio inferiore è affrescato con scene tratte dalla saga di Sigurd dell'Edda che in molti punti corrisponde alla saga di Sigfrido nella canzone dei Nibelunghi. Come molti dei cicli pittorici di questo castello, anche in questo caso il messaggio è molto chiaro: l'amore vero non lo si può raggiungere in terra, dove i sentimenti sono contrastanti e inquinati da pregiudizi ed emozioni negative, ma al contrario, lo si può raggiungere nell'aldilà in forma totalmente spirituale. 

Ricordate la Grotta di Venere di Linderhof? Anche se molto diversa dalla precedente, la grotta di Neuschwanstein è un’installazione molto realistica con tanto di stalattiti e stalagmiti e persino una cascata con giochi di luce colorata. Adiacente alla Grotta c'è il Giardino d'inverno. Accedere in questi due ambienti è a dir poco sbalorditivo e il contrasto fra la penombra della grotta e la luminosità della veranda esotica e tropicale è incantevole.

Camera da letto del Re
La Camera da letto di Ludwig è una vera e propria opera d’arte che ospita anche una piccolissima cappella privata consacrata a San Luigi. Soltanto alla creazione del letto hanno partecipato quattordici maestri ebanisti realizzando un baldacchino in legno finemente intarsiato che ricorda una magnifica cattedrale piena di guglie e pinnacoli. In questa magnifica stanza, lo stile cambia profondamente dal romanico al tardo gotico e gli affreschi rappresentano la storia di Tristano e Isotta. Persino la stupenda stufa in ceramica è decorata dalle figure dei due amanti.

Sala di Soggiorno
Degni di nota sono anche l'atrio superiore, lo spogliatoio del Re e la Sala di soggiorno, decorata con scene tratte dalla saga di Lohengrin; il già citato Cavaliere del Cigno.

Sala dei Cantori
La Sala dei Cantori (ventisette metri per dieci) è la più grande del castello e lascia letteralmente senza parole. Decorata con scene del Lohengrin e del Parsifal è un vero e proprio monumento calpestabile alla musica, all’amore e all’arte cavalleresca medievale.

Studio privato del Re
Come ho già detto, in ogni stanza vengono messe in scena immagini tratte dalla leggenda tedesca di Lohengrin, il cavaliere del cigno. Tema che è possibile vedere anche nel vicino castello di Hohenschwangau e che ha ripreso poi Wagner per le sue opere. Altri temi scelti da Ludwig sono Tristano e Isotta, la leggenda del Santo Graal, il Tannhäuser (Salotto e Grotta) e l’Amor Cortese (Sala da Pranzo). Di fianco al Salotto si trova la Grotta che funge da passaggio fino allo studio privato del Re.

Sala da pranzo
Anche in questo castello, come a Linderhof e a Herrenchiemsee, la sala da pranzo è collegata alle cucine (che si trovavano tre piani più in basso) attraverso un ascensore di servizio per portare le vivande ancora calde in tavola. I sei dipinti di questa sala illustrano il mondo dell'amor cortese e anche in questa stanza continua la saga di Sigund che abbiamo visto nell'atrio inferiore.

Di solito la visita guidata termina con un passaggio nella suggestiva cucina al pianterreno. Malgrado l'ambiente medievaleggiante, questa cucina è dotata di ogni innovazione tecnica dell'epoca, come gli spiedi del camino che vengono fatti girare sfruttando l'aria calda del fuoco, e la canna fumaria che incanala fumo e calore verso il basso, sotto il pavimento, per sfruttarli come impianto di riscaldamento o per mantenere calde le vivande nelle credenze in fondo alla stanza.

Chiaramente le stanze della servitù erano più spoglie. Separate dal resto del castello da porte e finestre con vetri opachi, permettevano al Re di entrare e uscire senza essere osservato. Era vietato anche l’uso dello scalone reale che conduce ai piani superiori e la servitù doveva servirsi di scale secondarie appositamente costruite.

Per qualsiasi informazione aggiornata in merito a orari, mezzi di trasporto, ecc... potete fare un salto sul sito ufficiale del castello. Vi consiglio di investire qualche Euro per l'audio guida in italiano.

Ringrazio come sempre Wikipedia per le foto degli interni e la veduta panoramica. Le altre due sono scatti miei. 

sabato 13 dicembre 2014

Listography #29 - #30

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Listography #29The things you would save if your home was on fire
​Le cose che salveresti se la tua casa andasse a fuoco

Ovviamente marito e gatti, ma direi che è talmente scontato che non c'è bisogno di specificarlo.

Come oggetti invece il primo sarebbe Bubu, il mio cane di pezza di cui ho parlato anche nella lista dei giocattoli che avevo da bambina.

Al secondo posto il PC. ​


​Al terzo la scatola dei ricordi.​

Ci sarebbe un'altro paio di cose, ma preferisco non parlarne in questa sede.

Listography #30: Your Favorite Games To Play
​I giochi preferiti

Questa lista, sappiatelo, per la sottoscritta è un vero casino. La più difficile di tutte quelle fatte fino a ora. Videogiocatrice da quando avevo 17 anni, mi sono appassionata a un mucchio di titoli. Oggi mi limiterò a elencare soltanto quelli che mi sono piaciuti moltissimo,  giusto per non farvi addormentare durante la lettura. In neretto i titoli al top della lista e in sottolineato quelli che proprio ho amato da impazzire.

Non li metterò necessariamente in un ordine, né di preferenza né cronologico. Prendete la lista per quel che è. Premetto che per ognuno di essi, dedicherò un post a parte, per l'etichetta Frammenti Videoludici.


Ripper, avventura (o meglio Film Interattivo) FVM con un Christopher Walken da PAURA e una soundtrack d'eccellenza con i Blue Öyster Cult! Glossario per niubbi: FVM significa Full Motion Video. Di Ripper ne ho parlato in un lungo post qualche giorno fa, eccolo, nel caso l'abbiate perso per strada.


Blade Runner
Blade Runner, stupendo!

La saga di Gabriel Knight, in particolar modo il secondo: The Beast Within, l'avventura FVM più bella di tutti i tempi, insieme al già citato Ripper.

Monkey Island
La saga di Monkey Island; non penso di dover spendere parole per lei, no?


The Elder Scrolls Online
La saga di Elder Scrolls, in particolar modo Oblivion e Skyrim. Al momento sto giocando a the Elder Scrolls Online.

La saga di Silent Hill: come il primo non ce n'è, sono curiosissima di mettere le mani su Silent Hills, che deve ancora uscire e che vedrà la collaborazione fra Guillermo Del Toro e Hideo Kojima: impossibile non aspettarsi un capolavoro!

La saga di Resident Evil - vedi sopra, il primo è inarrivabile.


Parasite Eve
I bellissimi - soprattutto il primo - Parasite Eve. Il secondo è gradevole, ma è decisamente molto Parasite "Evil" : )

La saga di Siberia, bellissima.

La saga di Broken Sword; come sempre ho amato di più il primo, del quale non dimenticherò mai l'enigma di quella stramaledettissima capra!


Sherlock Holmes
Tutti quelli di Sherlock Holmes; da grande appassionata di Sherlok non me ne sono perso uno. L'ultimo in particolare ve lo consiglio caldamente. Parlo di Crimes and Punishments.

La saga di Black Mirror; davvero ben fatta.

The Sims; sto giocando al 4 ed è proprio divertente!

Sim City, ci ho giocato un sacco, che ricordi...

Da grandissima fan ho apprezzato anche il non proprio perfetto e fedele X-Files!


Dragon Age Inquisition
Dragon Age, favoloso. Inquisition è la fine del mondo.

Gray Matter, dalla mente della scrittrice Jane Jensen, colei che ha creato i Gabriel Knight.
The Dark Eye - Chains of Sativav; un fantasy proprio bellino!

Star Wars: Knight of The Old Republic, il primo è favoloso.

La MERAVIGLIOSA To the Moon. Non ho mai pianto tanto per un videogioco. Una storia di una bellezza, delicatezza, maestria indescrivibili. Dovete giocarci per forza.


Mass Effect
Mass Effect, me-ra-vi-glio-so!

Tony Tough and the Night of Roasted Mothsda cappottare per terra dal ridere. Divertentissimo e sviluppato in Italia!

La saga di Tomb Raider; non dirò nulla perché non ha bisogno di presentazioni, ma vi racconterò solo che quando uscì il primo, nel 1996 io dovetti comprarmi un acceleratore grafico, uscito sul mercato GUARDACASO, proprio nello stesso anno. Da qualche parte devo ancora averlo, era una fantasmagorica Voodoo 3dfx. I vecchiardi come la sottoscritta se la ricorderanno perché per giocare al primo Tomb Raider era pressoché necessaria. Per tutti gli sbarbi che invece non sanno di cosa sto parlando, ecco qua un bel link di spiegazioni! 



Beyond
Beyondsublime. GIOCATELO.

Secret Files, avventura grafica decisamente bella.

The Walking DeadLo consiglio a tutti gli appassionati della serie TV, ma anche ai neofiti. E' proprio un gran bel gioco, incentrato più sulla trama che sulla complessità del game play.

Black Dahlia, intramontabile avventura FVM di altri tempi. Qua c'è perfino Dennis Hopper.

Phantasmagoriaidem come sopra. Un FVM stupendo e d'altri tempi.

Fahrenheit, mi sono divertita moltissimo. Una splendida avventura e un divertente game play.

Alpha Polaris, bella avventura finlandese, alla quale ho dedicato un post, pochi giorni fa.

​Non li ho giocati, ma ho fatto da spalla destra ai bellissimi Heavy RainUnchartedLast of Us, Assassin's Creed, i Metal Gear, GTA e un mucchio di altri titoli che al momento non mi sovvengono.

Eviterò di elencare proprio tutti i meravigliosi videogiochi anni '80-'90, ma nominerò il primo Duke Nukem (dove Duke era un informe ammasso di pixel che si curava le ferite a suon di Coca Cola e cosce di pollo), Doom (chi di voi si ricorda le nausee notturne nel buio del proprio letto?), il primo Prince Of Persia, Dragon's Lair (i bestemmioni quando il sistema non recepiva in tempo i comandi!), Elvira, Golden Axe, Sanitarium, Alone in the Dark, Bioforge, l'inarrivabile Another World (difficile un bel po'), The Eleventh Hour (dannatissimo enigma degli scacchi!), la saga di Myst (un capolavoro assoluto), The Pandora Directive (Se siete curiosi di scoprire cosa è realmente caduto nel New Mexico nel 1947, è il gioco che fa per voi! Sapete tutti chi è Tex Murphy, vero!?), Faraon, Zak McKracken, Maniac Mansion, Day of the Tentacle, Under a Killing Moon, Simon the Sorcerer, The Longest Journey, Bad Mojo (dove impersioniamo un simpatico scarafaggino!), Tekken e Mortal Kombat, di cui possiedo la colonna sonora originale, sì signori!


Doom
Se invece parliamo anche di giochi da tavolo, la mia scelta ricade sul mitico Cluedo, il vecchissimo Master Quiz, Trivial Pursuit, Talisman e il geniale-demenziale gioco di carte Munchkin. Il migliore in assoluto però, secondo me, è Sherlock Holmes, consulente investigativo. Un giocone!

Sono matematicamente certa di essermi dimenticata qualche titolo eccezionale. Il punto è che in 23 anni di gioco, ne ho fatti centinaia e ricordarli tutti significherebbe avere come minimo una memoria eidetica, cosa che non ho. Quindi perdonate la lunghezza del post e contemporamente perdonate l'incompletezza.

giovedì 11 dicembre 2014

127.0.0.Monaco di Baviera -Schloss Herrenchiemsee- Giorno 10

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Schloss Herrenchiemsee

Cari i miei curiosi viaggiatori, eccoci di nuovo all’appuntamento tutto bavarese, per l’etichetta Diario di Viaggio in Germania. Perdonate la mia assenza, ma sono andata a fare un weekend lungo a Napoli e non ho avuto modo e tempo per postare.

Oggi vi porterò a visitare un altro castello fantastico, sempre opera di Re Ludwig II. La location di questa reggia è particolarmente scenografica, poiché si tratta di un’ isola in mezzo a un grande lago. Partiamo insieme da Monaco e raggiungiamo il lago di Chiemsee, nel sud della Baviera. A questo punto saliamo su un battello a Prien e in pochi minuti attracchiamo sull’isola di Herrenwörth, antico nome di Herrenchiemsee, che oggi ospita l’omonimo castello.

Per trent’anni l’intera isola è stata proprietà del conte Hunolstein, il quale decise di mettere in vendita la tenuta nel 1870, trovando un acquirente che però mirava a disboscare tutto, in quanto proprietario di un’azienda di legnami. Chiaramente quest’idea venne accolta malissimo dal popolo e dalla stampa e la notizia arrivò così alle orecchie del sovrano che s’interessò alla questione.


“…ricordo il mio viaggio in Francia come un magnifico sogno 

che finalmente mi ha mostrato l’adorata Versailles.”

La sala degli specchi.
Ludwig II, nell’arco della sua vita, programmò varie visite in Francia, soprattutto per vedere dal vivo l’amata Versailles; visite che non riuscì a portare a termine, tranne l’ultima. La prima terminò a causa dell’improvvisa morte di suo zio Otto, la seconda per la travagliata situazione politica di quei giorni, mentre la terza fu quella buona che coincise, per altro, con il suo compleanno festeggiato meravigliosamente dalla corte francese. Ludwig sognava già di realizzare un grande progetto ispirato a Versailles e quando vide con i propri occhi la bellezza della reggia illuminata dai fuochi d’artificio che lo accolsero, decise di dargli vita nella valle che oggi ospita anche Schloss Linderhof. Lo spazio richiesto dal sovrano però non fu sufficiente così ripiegò sull’isola, decisamente più vasta e isolata.





Il 21 maggio del 1878 iniziarono i lavori di costruzione, ma in questo castello Ludwig abitò solo pochi giorni. Purtroppo i lavori si conclusero con la morte prematura del Re nel 1886 e di conseguenza molte parti dell’imponente edificio rimasero incompiute. Nell’ala sud è stato aperto, a partire dal 1987, il museo dedicato al sovrano più amato e discusso della Baviera.
Sull’isola vi era quello che veniva chiamato il Vecchio Castello, l’antica tenuta del conte, e per poter sovrintendere i lavori da vicino, Ludwig si fece arredare un piccolo appartamento al suo interno. Trascorse poi diversi giorni ogni autunno, sulle rive del lago, osservando lo sviluppo della sua reggia in pieno stile Versailles che, malgrado la sua dimensione immensa, venne pensata per essere solamente una residenza privata del Re e di pochi suoi servitori, impegnati nelle questioni di governo al posto suo per la maggior parte del tempo. Questo differenzia notevolmente Herrenchiemsee da Versailles, considerando che la reggia francese era una sorta di cittadina, dove al suo interno si muovevano migliaia di abitanti impegnati soprattutto in questioni culturali, sociali e politiche dell’intera Francia.
La spesa per la costruzione di questa reggia fu stellare, nessuna delle altre costruzioni del sovrano la superò mai, e la prima volta che il Re poté abitare nelle sue stanze fu dal 7 al 16 settembre del 1885, giorni nei quali ospitò l’attrice Marie Dahn-Hausmann. Era semplice capire se Ludwig fosse in casa; la sala degli specchi perennemente illuminata e la tromba delle scale adornata da cascate di fiori, erano due segnali inequivocabili.
Fra le spese folli figura la camera da letto (384.000 fiorini) e quasi cinque chili di foglie d’oro per le decorazioni delle stanze. Pensate solo che Herrenchiemsee è costato più di Linderhof e Neuschwanstein (di cui vi parlerò più avanti) messi insieme.
Un vero peccato che Ludwig non abbia potuto godersi appieno la bellezza di queste stanze. Purtroppo l’anno successivo il sovrano morì in circostanze misteriose (anche di questo vi parlerò più avanti) e l’edificio venne aperto al pubblico pochissime settimane dopo il fatto. Il Re desiderava che i suoi tre castelli venissero distrutti alla sua morte perché nessuno potesse metterci piede, calpestando in questo modo il suolo a lui così sacro. Se sapesse che soltanto nel 2009 la bellezza di due milioni e duecentomila visitatori hanno varcato la soglia dei suoi castelli, sono certa che si rivolterebbe nella tomba.
Il castello è sopravvissuto a due conflitti mondiali grazie alla sua posizione, lontano dalle zone di guerra. Conosciuto da tutta la Baviera come la Versailles bavarese, è rimasto aperto come museo e attrazione turistica, ma politicamente parlando, non ha mai avuto un ruolo di rilievo nella storia della Baviera. Dal 2008 i tre magnifici castelli da fiaba di Ludwig II aspirano a venir inseriti nel patrimonio Unesco.

La camera da letto.

Le stanze accessibili al pubblico sono numerose ed è possibile vederle tramite una visita guidata e con un audio guida. Come ho detto, parte del castello è dedicato a Ludwig II, una sorta di museo che ripercorre la vita del Re e delle sue costruzioni, ma potrete anche vedere esposta la prima camera da letto del castello di Linderhof, ricostruita qui con parti originali, smontate nel 1884 per fare spazio a una camera decisamente più grande. Ogni anno, nella sala degli specchi, si tiene un importante festival.

L’edificio, su tre piani, è in mattoni rivestiti di pietra naturale e forma un ferro di cavallo con le sue tre grandi ali quadrate. Il giardino e la facciata sono l’esatta copia del Corps de Logis (sezione principale) della reggia di Versailles, in classico stile barocco. Mentre il piano terra ha una concezione molto semplice, il piano superiore è stato concepito come attico, con una balaustra decorata con statue, vasi di fiori e altri splendidi fregi, che nasconde i tetti piani del castello. Soltanto la facciata è stata costruita riproducendo la reggia parigina amata da Ludwig, mentre per il retro, che si affaccia sul cortile chiuso su tre lati, è stata studiata una soluzione differente e quanto mai misteriosa. L’unico dettaglio ripreso da Versailles è la balconata a otto pilastri della camera da letto reale. L’ho definita misteriosa perché, non so voi, ma io alle coincidenze non ci credo. La sua straordinaria somiglianza con il progetto nato durante il regno di Luigi XV a metà del 1700, ma mai realizzato, per la riorganizzazione della facciata di Versailles, non lascia adito a molti dubbi, almeno per me.

Nel 1886 la costruzione del castello sì fermò a causa della mancanza di finanziamenti e da quel momento Herrenchiemsee non vide mai realizzato il progetto finale, che comprendeva moltissime altre ali, costruzioni, una cappella privata, un teatro e le scuderie. Addirittura si decise, nel 1907, di demolire un area disabitata e incompleta che rovinava la simmetria del palazzo raggiunta fino a quel momento. Da allora la reggia vista dall’alto, ha la forma di un ferro di cavallo.
Anche molte delle stanze terminate, non avendo un reale utilizzo nei progetti di Ludwig, non furono mai allestite, per cui risultano alla fine incomplete. Alcune di esse sono state utilizzate da museo e altre, in futuro, diventeranno aree espositive.
Malgrado nella testa di Ludwig questa reggia dovesse riprodurre quasi in modo perfetto quella parigina, Herrenchiemsee non deve essere considerata una banale copia, perché non lo è affatto e anzi, comprende al suo interno sale decorate in stile rococò e alcune meraviglie della tecnica come il tavolo “magico” (ricordate il Tischlein-deck-dich in sala da pranzo, nel castello di Linderhof?), un sistema di termoventilazione con tanto di caldaia installata in cantina, una scala segreta che collega la camera da letto con lo spogliatoio e il bagno al piano inferiore e uno scenografico soffitto di vetro sopra l’imponente scalinata.
La zona più completa, quindi anche arredata e decorata, si trova al centro del castello, con qualche piccola eccezione. Alcuni artisti che hanno dipinto e decorato le stanze della reggia, ebbero il permesso di recarsi a Versailles per prendere spunto e studiare gli affreschi direttamente in loco.



Anche i giardini, i cui lavori iniziarono sempre nel 1878, costruiti in parte sul modello di Versailles, sono rimasti incompiuti dal 1881; sia per le difficoltà incontrate sul terreno non perfettamente pianeggiante dell’isola, sia per colpa degli spazi limitati rispetto a quelli parigini, sia per una questione finanziaria.

Ludwig aveva previsto, oltre all’accesso all’isola via nave, anche un trenino che doveva fare il giro del parco, ma anche questo progetto cadde nel nulla.

Anche nel caso di questo castello, i 230 ettari dell’isola racchiudono una serie di sentieri lunga 7 km.

Il castello è aperto tutto l’anno.




Come sempre ringrazio Wikipedia per le fotografie.

mercoledì 3 dicembre 2014

​Listography #28: People from history you'd like to have a conversation

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​Personaggi storici con cui vorrei avere una conversazione. 
Ludwig II
Senza dubbio al primo posto, come ormai avrete capito, c'è Ludwig II Re di Baviera. Un personaggio affascinante, un uomo incompreso, artista, genio,​ ​amante della bellezza, della musica, dell'arte e della natura. Darei via un rene e forse il mio piede sinistro, per poterci parlare, magari durante uno dei suoi amati giri in solitudine, a bordo di una slitta trainata da magnifici cavalli, in piena notte, sulle innevate Alpi bavaresi.

Immagino che se avessi vissuto accanto a lui, in quel periodo storico, forse me ne sarei innamorata, come ha fatto sua cugina Sofia, sorella della principessa Sissi, anch'essa per altro innamorata di lui anche se, si dice, in modo del tutto fraterno. 

Hoher Mann. Strahlensonne! Il giovane Ludwig II in adorazione di Richard Wagner.
Un dipinto del 1890 di Kurt von Rozynski (Foto: Alliance Foto/AGK Images)
A questo proposito mi piacerebbe fare quattro chiacchiere anche con quel bellimbusto, traditore, disonesto e arrivista di Richard Wagner. Soltanto per chiedergli:
Bella Rick, sei un fenomeno di compositore eh, niente da dire su questo, maaa, senti un po': è vero o no che hai spillato un sacco di soldi al povero Ludwig, approfittandoti di lui e dell’amore e devozione che provava per te e per le tue opere?

Un'altra persona con cui vorrei parlare è Albert Edelfelt, il mio pittore preferito (finlandese). Gli chiederei chi è la donna in questo dipinto, perché mi somiglia da morire e ne sono tremendamente affascinata.

(Donna che legge, fine '800)
Al quarto posto Khalil Gibran subito seguito da Giosuè Carducci. Due poeti che amo profondamente. Il primo perché mi ricorda il passato e il secondo perché mi ricorda il presente, e soprattutto mio padre.

lunedì 1 dicembre 2014

Alpha Polaris

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Quest’oggi, per l’etichetta Frammenti Videoludici, vi parlerò di un’avventura grafica punta e clicca in prima persona, sviluppata da un team indipendente di pochissimi ragazzi finlandesi che ha sede in Lapponia, precisamente a Rovaniemi.

Da amante della Finlandia, vi presento quindi, con grande orgoglio, la piccola, e a mio parere deliziosa malgrado qualche difettuccio, Alpha Polaris.
Primissimo lavoro della Turmoil Games Ltd. Nel 1982, durante uno scambio di mail fra colleghi, a qualcuno balenò l’idea di formare un gruppo di professionisti del campo multimediale con una comune passione verso i videogiochi e di creare un nuovo team di sviluppo, una piccola azienda indipendente.

E’ necessario sottolineare che non stiamo parlando di una grossa produzione, perciò cerchiamo di non dimenticarlo durante la lettura di questo post e di ricordare, invece, che a creare quest’avventura è stato un piccolo manipolo di promesse nel campo della programmazione videoludica, in collaborazione con la Just a Game di Berlino, utilizzando strumenti opensource quali Wintermute Engine e Blender.

La Finlandia è un paese piuttosto grande come estensione territoriale, ma piccolo per densità demografica o anche come potenza se messo a confronto col resto d’Europa. Nonostante questo è una terra che sforna continuamente un gran numero di artisti, soprattutto nel campo musicale e tecnologico come videogiochi e telecomunicazioni. Probabilmente questo dipende anche dal fatto che il sistema d’istruzione finlandese è gratuito e invoglia quindi i giovani a intraprendere strade creative.
Innamorati di avventure grafiche di spessore, come la saga di Gabriel Knight (per ammissione dello stesso Teemu Vilén, project leader della Turmoil) e del loro modo di affrontare la narrazione, la storia, la fusione fra realtà e finzione e la caratterizzazione dei personaggi, questi ragazzi hanno studiato molto a lungo come realizzare Alpha Polaris, riuscendo, secondo me, a creare un’avventura niente male, soprattutto considerando che si tratta, appunto, del loro primo lavoro.


Alpha Polaris è ambientato in Groenlandia e vede come protagonista Rune Knudsen, un giovane biologo norvegese che studia i cambiamenti climatici, il loro impatto sul pianeta e sul mondo animale, in particolar modo su ghiacci e orsi.

La Groenlandia è stata appositamente scelta dalla Turmoil, principalmente per tre motivi: il primo è la significativa distanza dalla Finlandia, sede della società; ambientare il gioco in Lapponia, sarebbe stato scontato e lo avrebbe reso troppo “casalingo” e auto-celebrativo.
Il secondo motivo è la location artica decisamente affasciante, ma al contempo isolata, pericolosa, estrema e claustrofobica.
Il terzo motivo è il collegamento diretto che ha la Groenlandia con il mito di Cthulhu. Del resto Alpha Polaris vuole essere un’avventura con tratti horror, inquietanti e paranoidi, decisamente in stile Lovecraft.



Ricorda molto, se vogliamo, La cosa, di John Carpenter, capolavoro del 1982, remake a sua volta di un film ancor più vecchio: La cosa da un altro mondo, del lontano 1938. Capostipite nell’uso di location claustrofobiche e psico-thriller ambientati in luoghi isolati e in condizioni climatiche estreme. In molti si sono ispirati a La Cosa, nella storia del cinema, persino Chris Carter l’ha omaggiata, dedicandole una puntata del suo X-Files che, se siete fan come la sottoscritta, ricorderete sicuramente: Ice.
Titolo italiano: Morte tra i ghiacci.


Ma torniamo alla nostra avventura: Rune, impegnato in una missione di studio, si trova suo malgrado a dover condividere spazi e compagnia con un gruppetto ristretto di persone che lavorano in una struttura di ricerca americana per l’estrazione del petrolio, sperduta nei ghiacci e nelle nevi della Groenlandia, chiamata appunto Alpha Polaris; la cosa è alquanto bizzarra sia per lui che per gli altri, visto che da una parte abbiamo un ragazzo interessato alla salvaguardia del pianeta e dall’altra un’azienda interessata soltanto al profitto tratto dallo sfruttamento delle sue risorse. Il tema ecologista fa comunque solo da sfondo, tranquilli. La convivenza, in ogni modo, appare assolutamente pacifica e Rune è diventato abbastanza amico di tutti.

L’avventura comincia quando il ragazzo si è ormai integrato nel gruppetto formato da due uomini – un ricercatore prossimo alla pensione e un coetaneo di Rune con mansioni soprattutto di manovalanza - e una ragazza molto carina, una ricercatrice di origini Inuit in conflitto col suo passato. Più avanti nel gioco subentrerà un altro personaggio maschile, l’arrogante figlio del proprietario della compagnia petrolifera.

Senza spoilerare troppo, vi dico solo che abbiamo a che fare con una tempesta ionica di una potenza eccezionale che genera sia bellissime aurore boreali nei cieli sopra la stazione, sia incubi notturni decisamente troppo realistici a tutti i membri della spedizione, e, parallelamente, con il misterioso ritrovamento di una grotta, ossa umane e antichi reperti ricoperti di strani simboli risalenti all’antica popolazione Inuit che parlano di spiriti e leggende di sacrifici umani.
Il gioco esplora aspetti della vita quali amicizia, amore, paranoia e solitudine. Nessun supererore questa volta, nessun potere magico nelle mani del protagonista, nessun detective strafigo, ma soltanto un ragazzo, uno di noi, che si trova in una brutta situazione per di più in un luogo sperduto fra i ghiacci, dal clima estremo e deve fare tutto il possibile per uscirne vivo. Non aspettatevi però un gioco particolarmente terrorifico. C’è suspance, è vero, ma non ci saranno, ahimé, salti improvvisi sulla sedia e cuori in gola.

Passiamo ora a descrivere i vari comparti del gioco. Cominciamo dall’aspetto grafico: Alpha Polaris non appartiene a quella categoria di avventure che lasciano a bocca aperta da questo punto di vista, ma il rendering è comunque riuscito bene e risulta funzionale e convincente. Gli sfondi sono ben fatti e le locazioni, anche se poche, si lasciano guardare molto volentieri, al contrario dei personaggi che sono carenti sotto questo aspetto nelle movenze, nelle espressioni facciali, e nel numero di poligoni.


I ragazzi di Turmoil però hanno trovato un brillante escamotage per ovviare al problema. Ogni volta che Rune o qualcuno degli altri dialoga, compare sullo schermo, a piano americano, una realizzazione del personaggio disegnata ottimamente a mano, catturando tutta l’attenzione del giocatore che istintivamente distoglie lo sguardo dal modello poligonale decisamente meno espressivo. Essendo un gioco abbastanza statico, si sente un po’ la mancanza di un’animazione incentrata sull’azione, ma il problema è stato in parte superato con alcune sequenze prerenderizzate, anche se non proprio meravigliose. In linea di massima, il comparto grafico è piacevole e dopo i primi minuti di gioco, alle imperfezioni non ci si bada più, perché si viene catturati dall’accattivante atmosfera.

Buone anche le musiche, non molto epiche, ma comunque gradevoli. Accompagnano il giocatore dall’inizio alla fine senza stancare o sovrastare il parlato inglese che, per altro, è veramente ottimo. Dal punto di vista del doppiaggio non si può dir nulla. Personalmente ho giocato in inglese, ma con i sottotitoli in italiano.

A livello di interfaccia non ci sono molte novità, se non un parser testuale che ci permetterà di digitare la possibile soluzione a particolari enigmi. Per il resto si tratta di una classica avventura punta e clicca, con la possibilità di osservare gli oggetti, combinarli, interagire con loro nell’inventario (un pratico zaino che si trova in basso a sinistra) ed esaminare i punti di interesse e tutti gli hotspot della scena premendo, se si vuole, la spacebar.

Gli enigmi di quest’avventura sono decisamente il punto forte. Tutti perfettamente calibrati, realistici, logici e attinenti al contesto, senza cadere, come a volte capita, nell’astruso enigma spappola cervello messo lì di proposito con l’unico scopo di allungare la longevità del gioco e frantumarci i gioielli di famiglia. Ciò che ho profondamente ammirato è anche il fatto che Rune non prende mai ciò che non gli serve in quel preciso momento e questo, oltre a rendere tutto molto più credibile, evita di sovraffollare l’inventario con miriade di cianfrusaglie apparentemente inutili “alla MacGyver” che chissà quando mai ci serviranno. E’ tutto cliccabile da subito, ma Rune si rifiuterà di prendere un oggetto se non reputerà la cosa utile a qualcosa. Altra nota positiva, gli oggetti ingombranti, Rune non se li infilerà in misteriose e magiche tasche (vedi il protagonista che si mette una scala da muratore in tasca), ma li terrà agganciati alla schiena con una cinghia.


Lo scorrere del tempo e delle azioni è suddiviso in giorni e il trigger che ci farà capire di aver fatto tutto il necessario fino lì, è andare a dormire nella nostra stanza, all’interno della base. Ci sono alcuni dettagli che contribuiscono al realismo, come ad esempio, la possibilità di controllare in ogni momento la temperatura esterna, che ovviamente varierà parecchio fra notte e giorno e anche l’elasticità (non molta, a dire il vero) che viene concessa nei dialoghi a risposta multipla, facendo sì che la storia cambi leggermente a seconda di come ci siamo comportati.

Purtroppo devo dire che la longevità non è particolarmente degna di nota e la storia la si conclude in circa sei ore di gioco che comunque, a mio parere, sono ben spese. La variabile sarà solo quanto siete bravi a risolvere gli enigmi. Questa, secondo me, è la pecca più grande.


In conclusione posso affermare che Alpha Polaris è un titolo parecchio interessante, anche se non innovativo. Mira a essere un gioco introspettivo che basa il suo fascino sull’interazione umana e non sull’esplorazione ripetitiva delle location o sull’enigma spappola sinapsi. E’ un gioco che ha una storia ed è la narrazione che manda avanti tutto, con personaggi caratterizzati bene, qualche piccolo colpo di scena ed enigmi particolarmente credibili in pieno contesto narrativo.

Certo, non è perfetto. Ha diverse sbavature come longevità e personaggi poligonalmente parlando poco curati, ma resta tutto sommato un bel gioco che può regalare qualche ora di piacevole distrazione e divertimento.


I ragazzi di Turmoil Games hanno dato vita a una bella storia ambientata in un contesto suggestivo, spero quindi che ci regalino col tempo molte altre chicche come questa se non addirittura superiori, visto che si stanno ancora facendo le ossa accumulando esperienza, critiche costruttive e gradimento. Che dietro questa avventura ci sia un team di sviluppo veramente promettente, si nota parecchio, per cui resto in attesa del loro prossimo lavoro, e vi consiglio di fare lo stesso.


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