sabato 21 novembre 2015

# Namastè

Namastè, Onore a Te ONLUS




Il post di oggi è dedicato alla nostra splendida bambina, adottata a distanza tramite l’associazione Namastè Onore a Te. Se vi siete persi il post dove parlo di lei, fate un clic qua

Avevo promesso di aggiornarvi sulla mia esperienza e sulla serietà di questa associazione, ed eccomi qua. Il post che state leggendo è quindi dedicato a coloro che vorrebbero adottare a distanza un bambino, ma non l’hanno ancora fatto per problemi di fiducia o confusione nei confronti delle mille associazioni che ci sono in giro. Partiamo dall’inizio, ok? 

Ho adottato la mia bimba con Namastè il 27 luglio, quindi ad oggi sono passati tre mesi e mezzo. In questi tre mesi, le ho scritto due volte, anche se avrei voluto scriverle molto di più, ma la distanza è tantissima e il problema della lingua un bell’ostacolo, visto che lei l’inglese lo sta ancora studiando a scuola e non lo parla. 

Il giro che facciamo noi è questo:

Io e mio marito scriviamo una lettera su carta in inglese, la scansioniamo e la mandiamo all’associazione della nostra città via mail. I loro volontari la inviano alla sede indiana, dove viene stampata e anche tradotta nella lingua della bambina. A quel punto, altri volontari fanno avere tutto alla piccola (sia quella scritta da noi in inglese, che la traduzione).

Viceversa, la bimba scrive la lettera nella sua lingua, Namastè la scansiona e la traduce in inglese, dopo di che ci fa avere tutto via mail. Chiaramente è sempre possibile avere gli originali cartacei via posta, ma nel nostro caso ci pensa il mio favoloso maestro delle elementari, che fa da tramite. 



Ora siamo in trepidante attesa della sua risposta! Ogni volta che ci sono delle novità, vengono scattate foto al bambino e inviate via mail. Ad esempio, quando le è arrivata la nostra seconda lettera e le due fotografie che abbiamo allegato (una di noi e l’altra dei nostri due gattoni), le hanno scattato una fotografia deliziosa che ci hanno subito inoltrato. Lei, con un sorrisone stampato su quel bel visino, in divisa scolastica, con la nostra lettera in una mano e le due fotografie nell’altra. Una meraviglia di bimba. 

I miei suoceri, che si sono innamorati del nostro tesoro a prima vista, hanno immediatamente chiesto di venir coinvolti ogni volta ce ne fosse bisogno e così abbiamo deciso tutti insieme di fare un bel regalo alla piccola per “Natale”. Virgoletto questa parola perché la famiglia della bambina è induista (come circa altri 800 milioni di indiani), perciò dubito seriamente che festeggino questa ricorrenza, ma per puro caso ho saputo che in India è stato da pochissimo festeggiato il Diwali (che quest'anno è caduto l'11 novembre), ovvero la Festa delle Luci, la più importante celebrazione induista che ferma tutta l’India e dura la bellezza di cinque giorni.


Ve la racconto un po’, perché la trovo una cosa meravigliosa che merita di essere conosciuta anche nel resto del mondo. 



Il Diwali è la vittoria della Luce sulle tenebre dello Spirito. 

Durante quest’antica festa, non solo le case, ma anche i luoghi di lavoro vengono decorati con fiori, lampade a olio, candele galleggianti e non, e luci di ogni tipo. La festa è un’occasione per rinsaldare i legami familiari e per scambiarsi doni. Nasce in ricordo del ritorno di Rama, manifestazione di Vishnu, nella sua capitale Ayodhya, vittorioso dopo 14 anni di esilio, peregrinazioni e battaglie, aiutato dal suo esercito di scimmie. Simbolicamente, quindi, si festeggia il ritorno della Luce nella sua Casa di origine. 

L’India intera festeggia con fuochi d’artificio e luci che avvolgono ogni abitazione e ogni strada. E’ uno spettacolo di proporzioni inimmaginabili. La festa inizia due giorni prima della data effettiva, e prosegue per i due giorni successivi. DhanTeras è il primo giorno di festa. L'usanza vuole che porti fortuna comprare qualche utensile nuovo per la casa, che per l'occasione deve essere pulita alla perfezione. In questo giorno è usanza anche acquistare qualche monile d'oro. 


In questo primo giorno di festa, inizia l'anno commerciale indiano e un nuovo libro contabile viene inaugurato in ogni azienda. Magnifici rangolis (le spettacolari preghiere colorate) vengono composti all'esterno di case e negozi, sempre decorati da centinaia di lucine. E' consuetudine invece, nel Diwali, iniziare il giorno con un bagno purificatore seguito da un massaggio con oli profumati. Questo rito equivale, religiosamente parlando, a un'abluzione nel Gange.

Prima del tramonto, tutti i familiari abbigliati con sfarzosi abiti tradizionali si ritrovano insieme a cena. I piatti più prelibati e tanta frutta, vengono posti in bella mostra accanto ai nuovi utensili. E dopo la celebrazione e il banchetto, la festa ha inizio. Fuochi d'artificio a migliaia, canti e musiche per le strade illuminate a giorno, fanno di questa festa uno spettacolo unico al mondo, al quale, prima o poi, mi piacerebbe assistere. 



Tornando alla bimba, abbiamo deciso di farle dei regalini in questo periodo post Diwali e pre Natale, proprio per abbracciare entrambe le ricorrenze. Su suggerimento dell’associazione, alla quale abbiamo chiesto di cosa potesse avere realmente bisogno la piccola, abbiamo comprato uno study table (3500 rupie, circa 50 euro). In parole povere un banco in stile scolastico dove possono studiare sia lei che il fratello maggiore. 
A quella cifra, abbiamo aggiunto un vestitino nuovo (600 rupie, circa 8 euro) e delle scarpine chiuse per lei (utili nel periodo dei monsoni) e una maglietta, dei pantaloni e delle scarpe anche per il fratello. L’idea che lui possa soffrire a causa delle attenzioni rivolte alla sua sorellina, ci ha spinto a fare un pensiero anche a lui. In totale abbiamo donato una cifra che a noi non cambia la vita, ma che alla famiglia della nostra bambina sì, considerando che guadagnano circa 3500 rupie al mese (i suddetti 50 euro) e sono in 7.

Soltanto quel piccolo banco in legno è un mese di stipendio per loro sette e il pensiero che questo minuscolo gesto per noi non comporti nemmeno un sacrificio e per loro invece sia un dono enorme, mi rende al contempo felice e dannatamente triste, però sono piccoli passi verso un futuro migliore per la nostra piccola e adoratissima bimba, che un giorno, ne sono sicura, potremo stringere fra le braccia. 

"Il bene bisogna farlo bene"- Namastè. 

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