giovedì 29 giugno 2017

# Frammenti videoludici # La Stanza degli Ospiti

The Last of Us


Bentrovati, carissimi Naviganti! 

Metto momentaneamente da parte i post sulla cucina Gluten Free, sui libri e tutto il resto per tornare finalmente a parlare di videogiochi. Quest'oggi ho il piacere di ospitare una bellissima, e soprattutto sentita, recensione di un gioco a dir poco memorabile, di cui sta per uscire l'attesissimo seguito. Sto parlando di The Last Of Us

Purtroppo ancora non si sa nulla sulla data di uscita del secondo capitolo della saga, ma proprio perché l'hype è altissimo e in tanti lo stanno aspettando con ansia, ho pensato di parlarvi del primo, che sarà bene rigiocare, così da affrontare il prossimo episodio belli preparati. 

Chi invece non ha mai giocato a The Last Of Us, sappia che è il caso di farlo. Non vorrete perdervi un capolavoro della storia videoludica, vero?

Andiamo a sentire cosa ha da dire il mio ospite, ovvero Hyunkel76, che mi ha rilasciato questa splendida recensione! 



Ciao a tutti, cari videogiocatori!

Oggi parliamo di The Last of US, uno dei titoli di punta della ormai vecchia PS3, tornato in versione remastered per PS4; si tratta dello stesso identico gioco, ma con grafica pesantemente ammodernata.

Il prodotto è sviluppato da quei geniacci della Naughty Dog, responsabili di capolavori come la serie di Uncharted e quella di Crash Bandicoot.

Inutile approfondire su di loro più di tanto, visto che non hanno mai sbagliato un colpo.

L’incipit della storia non è fra i più originali: mondo post apocalisse zombi (non sono veri e propri morti viventi, ma il concetto è quello), umanità organizzata in piccoli centri sotto ciò che resta di un governo pseudo militare, terroristi (o presunti tali) che cercano di trovare una cura per l’umanità, ecc…. ma se fosse tutto qui sarebbe solo l’ennesimo gioco su di un tema trito e ritrito.

Fortunatamente la storia che ruota attorno ai protagonisti, la loro crescita morale, il loro passato e le incognite sul loro futuro, rendono questo titolo davvero un must per chi, come me, ama vivere “esperienze” piuttosto che semplicemente giocare.

Per tutta la durata del gioco (a parte un capitolo) vestiremo i panni di Joel.
Joel si ritrova a subire un lutto devastante nei primi minuti di gioco, che lo segnerà per i 20 anni successivi.

La nostra avventura vera e propria parte, appunto, dopo 20 anni dall’apocalisse.

Il Cordyceps è un fungo che infesta il cervello delle vittime tramite inalazione di spore o se si viene feriti da un ospite infetto. L’effetto è simile alla classica zombificazione e una volta infettati si perde il controllo nel giro di massimo 24 ore.
Non esistendo ancora una cura, chiunque venga infettato non ha alcuna possibilità di salvezza.
Più a lungo un ospite resta in vita, più l’infezione si espande, mutando il corpo del soggetto attraverso diversi stadi.

Lo stadio iniziale, che non cambia molto l’apparenza del soggetto, attacca a vista qualunque non infetto veda.

Lo stadio successivo, dove compaiono alcune placche fungine sul viso delle vittime, porta i soggetti a nascondersi in luoghi impensabili così da tendere agguati agli umani non infetti.

Il terzo stadio sopraggiunge parecchio tempo dopo l’infezione iniziale e lo si riconosce per il viso ormai tutto ricoperto dal Cordyceps. I soggetti a questo stadio sono ciechi, ma hanno un udito formidabile e sono dotati di una forza fisica eccezionale.

Il quarto e ultimo stadio vede il soggetto completamente ricoperto dalle placche, tanto da sembrare un gigante. Invincibile nel corpo a corpo, si può eliminare solo con l’ausilio di armi pesanti.



Il nostro Joel si barcamena contrabbandando merce di vario genere, in una Boston ormai fatiscente governata dai militari, assieme alla sua amica Tess.
Dopo un affare andato male, decidono di riprendersi il mal tolto.
In questa fase il gioco ci fa da tutorial nell’uso delle armi e delle tattiche stealth, che useremo in seguito durante tutto lo svolgimento dell'avventura.

Una volta conclusa la loro missione, fanno la conoscenza di Marlene, un membro delle Luci (un’organizzazione di umani fuori dal controllo dei militari) e, sotto pagamento, accettano di scortare fuori dalla città una ragazzina di nome Ellie. La signorina è stata morsa da un infetto tre settimane prima, ma a differenza degli altri umani il fungo non si è propagato e non la controlla… Ellie è immune al Cordyceps. 
Joel e Tess dovranno semplicemente lasciarla a un gruppo di altri membri delle Luci fuori Boston. Sembra semplice, ma in realtà non tutto andrà come deve.


Per quanto riguarda il gameplay, affrontiamo un misto fra survival horror, Metal Gear (giusto per la parte stealth), e il classico shooter in terza persona.

Ci muoviamo in un mondo tridimensionale artisticamente ispirato, ma piuttosto lineare. Un plauso va comunque agli sviluppatori per il level design perché, seppur non esistano più strade per giungere nello stesso posto, le mappe sono talmente ben costruite che si ha sempre l’impressione che esista un diverso modo per giungere a destinazione. Non si diventerà matti quindi per cercare il prossimo checkpoint, di fatto abbiamo la strada obbligata.

Si combatte sia all’arma bianca che con armi da fuoco (si va dalla classica pistola semi automatica, al lanciafiamme). Le munizioni sono un bene rarissimo da usare solo quando si è alle strette, la maggior parte dei nemici sarà meglio eluderli o eliminarli con oggetti consumabili che potremo costruire grazie al crafting; semplice e funzionale, possiamo fare pochissimi oggetti, ma tutti sono fondamentali: granate di chiodi, molotov, medikit, coltelli, fumogeni e mazze chiodate.
Questi oggetti possono essere fabbricati anche in combattimento, a patto di avere i materiali (lame, bende, alcool, esplosivi, zucchero, medicine e mazze).

Joel può migliorare le sue abilità tramite l’utilizzo di consumabili disseminati per il gioco, una volta raggiunto il numero corretto potrete spenderli per migliorare un’abilità.

Sparsi per le location troverete diversi tavoli da lavoro che potrete utilizzare per migliorare le vostre armi grazie ai componenti trovati durante i vostri viaggi.
I materiali per il miglioramento sono di un solo tipo, il gioco li chiama generalmente “pezzi” e ne troverete alcune centinaia di esemplari, non comunque sufficienti per migliorare al massimo ogni arma, dovrete quindi scegliere bene quale migliorare a scapito di un’altra.
Ovviamente lo spazio nel nostro zaino non è infinito e dovrete quindi valutare attentamente quando utilizzare un oggetto con profitto.


Sono tutte rose e fiori?
Ovviamente no.

Il sistema di controllo non è dei migliori, i movimenti di Joel sono spesso imprecisi e voltarsi di scatto di 180 gradi richiede il movimento dell’analogico sinistro e la pressione di un tasto. Nelle scene concitate non è facile disimpegnarsi da un nemico.
Non credo sia una mancanza da parte di Naughty Dog (Uncharted ha un sistema di controllo molto più versatile) ma bensì una scelta precisa di design (se vi ricordate i classici del survival, come Resident Evil, avevano questo 'difetto' di proposito, per mettere ansia ai giocatori).

Alcune armi, come l’arco, sono difficili da padroneggiare fino a quando non si ottiene l’upgrade per la stabilità.

In ogni caso il gioco scorre fluido anche quando si sceglie l’approccio “barbaro” a uno scontro mediante le armi da fuoco. Le armi sono variegate e ognuna ha la sua particolarità, sono divertenti da usare, ma soprattutto efficaci. Non vi sembrerà mai di avere in mano un giocattolo.


Graficamente siamo davanti al massimo che la Play 3 ha da offrire.
Tuttora non sfigura davanti ai giochi di nuova generazione.
Il motore è, a mio parere, la massima espressione di PS3, che già ci aveva lasciato a bocca aperta con i vari Uncharted, ma raggiunge nuove vette con questa produzione.
Texture pulite, frame rate sempre fluido tranne in rarissimi casi (diversi nemici su schermo con tonnellate di effetti), effetti particellari ottimi, modelli degli oggetti e delle armi davvero sopra la media.
Il punto forte sono le espressioni facciali dei protagonisti che restano un passo avanti a qualunque cosa attualmente in commercio, fatta esclusione per Uncharted (guarda un po’ sempre di Naughty Dog).
Tutte le ambientazioni sono evocative, e i modelli degli infetti sono strepitosi.
Si nota una cura minore (appena percettibile) sui modelli degli NPC rispetto ai due protagonisti, ma è un peccato davvero veniale.

L’intelligenza artificiale è molto buona, i nemici umani vi aggirano sempre e cercano di accerchiarvi in ogni occasione disponibile. L’unico neo è rappresentato dai compagni NPC che vi seguono in varie fasi della vostra avventura; tutta le fasi stealth si incentrano su Joel e tutti gli NPC alleati a zonzo per l’area di gioco vengono ignorati, capiterà spesso quindi di vedere Ellie accovacciata ai piedi di un infetto, o peggio di un umano, bellamente ignorata neanche fosse uno scatolone. A livello di gameplay non vi cambierà nulla dato che i vostri compagni prenderanno parte agli scontri solo una volta che siete stati scoperti, possiamo quindi considerarlo un difetto di poco conto.

Sul comparto sonoro non c’è granché da dire, la colonna sonora è godibile e gli effetti adeguati, tutto da manuale insomma, senza niente di trascendentale.

Ma allora il punto forte di questo ennesimo survival horror, shooter, stealth qual è?


Tutto ruota attorno ai due protagonisti, Joel ed Ellie.
E’ il loro rapporto a trainare il gioco.
Da principio due sconosciuti per diventare poi come padre e figlia.
Un passo tutt’altro che breve, che viene compiuto nell’arco temporale di un anno che saranno costretti a passare insieme vivendone di cotte e di crude.
Joel col tempo imparerà che dal passato non può fuggire e che forse sopravvivere non è abbastanza per lui.
Ellie, che non sarà più sola, potrà tornare a fidarsi del prossimo e quel prossimo non sarà poi così distante da lei quanto crede.

Sono entrambi personaggi perfattamente scritti, interpretati meravigliosamente sia dai doppiatori originali sia dai nostri italiani.
Tutto il gioco, per quanto godibile e ben fatto, non è altro che una scusa per raccontare questa storia d’amore fra Joel ed Ellie, quell’amore che solo un padre può provare per una figlia e che la figlia può provare per il padre.


E’ mia opinione che chiunque ami le belle storie videoludiche debba almeno una volta provare questo titolo, se non altro per capire che questo medium è talvolta superiore alle blasonate e statiche serie televisive. 

Poche volte mi è capitato di immedesimarmi tanto in un protagonista come mi è capitato con Joel. In tutto l’arco del gioco ogni scelta che faceva, per quanto difficile, mi convinceva, aveva senso… e sì, avrei fatto esattamente come lui.

L’ho adorato profondamente e l’ho capito… ho capito perché non poteva fare altro se non prendersi cura di Ellie: se sei padre lo resti per sempre, non è un interruttore che si spegne.


Hyunkel76

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